Vi presento mia moglie
Lei è una creatura solare, sempre sorridente, armoniosa in ogni movimento. Basta che entri in una stanza e tutto si illumina. La gente si gira a guardarla, attratta da quella luce naturale che porta con sé. Dolce, calda, perfetta.
Ma quando siamo soli… quando la porta si chiude e restiamo soli io e lei… qualcosa cambia.
I suoi occhi si fanno più scuri. Il sorriso dolce si curva in qualcosa di più affamato. La creatura solare si trasforma. E io assisto, ogni volta, come se fosse la prima.
Si toglie i vestiti senza fretta, sapendo esattamente quello che fa. Si inginocchia. Mi guarda negli occhi mentre mi sbottona i pantaloni, mentre tira fuori il mio cazzo già duro. Lo guarda come se fosse qualcosa di sacro. Lo prende tra le mani, lo accarezza, lo annusa. Poi lo prende in bocca.
E lì, in quel momento, lei diventa un’altra.
Succhia con una dedizione che mi fa venire i brividi. Profonda, lenta, poi più veloce, più sporca. Il suono umido delle sue labbra, la lingua che gioca con la testa, la gola che si apre per prenderlo tutto. Mi guarda sempre. Non chiude mai gli occhi. Vuole che la veda. Vuole che veda quanto le piace essere una troia per me.
A volte si ferma solo per dirlo a voce bassa, con la bocca ancora piena:
«Scopami… usami… riempimi…»
E io lo faccio.
La prendo, la giro, la infilo in ogni modo che vuole. Lei si offre senza riserve, si apre del tutto, e mentre la scopo forte le escono dalla gola gemiti bassi e sporchi. Le piace sentirlo fino in fondo. Le piace quando le tiro i capelli, quando le blocco le mani, quando la tratto da cagna in calore. E più sono duro con lei, più lei si bagna, più si spinge contro di me cercando ancora.
Quello che mi fa perdere davvero la testa, però, è il momento dopo.
Quando, ancora tremante, si rimette in ginocchio. Viso arrossato, capelli scompigliati, occhi che non lasciano i miei mentre mi succhia i miei umori misti ai suoi. E a voce bassa, con la bocca ancora piena, mi chiede di venirle in bocca. Oppure di sparargliela sulla lingua. Oppure di spingerle la testa e scaricargliela in gola.
E mentre lo faccio… mentre le riempio la bocca… lei non distoglie lo sguardo. Mai.
Rimane lì, con le labbra intorno al mio cazzo che pulsa, a godersi ogni goccia, a farmi vedere quanto le piace. Quanto è in adorazione. Quanto si sente completa in quel momento.
Poi, lentamente, si alza. Mi bacia. Mi fa assaggiare. E il sorriso solare torna, ma stavolta è diverso. È un sorriso sazio, perverso, felice.
E io so già che tra poco ricomincerà.
Perché lei non si stanca mai di essere la mia creatura di luce… e la mia troia più sporca.
Eppure, in tutti questi anni, mi sono sempre chiesto, senza mai avere il coraggio di affrontare il discorso, se quella sua adorazione per il cazzo, quella fame di essere riempita, quella voglia di sperma in bocca… se l’avesse già avuta con qualcun altro.
Da quando siamo sposati, quella sua sete non è mai diminuita. Anzi. E a volte, di notte, mentre lei dorme accanto a me con quel sorriso sereno, mi ritrovo a pensare se quella fame l’abbia mai spinta a donarsi a un altro uomo. Se l’abbia desiderato. Se, in qualche momento di debolezza o di pura voglia, abbia ceduto.
Accetta i complimenti. Anzi, le piacciono. Si vede. Un sorriso più lungo, uno sguardo che resta un secondo di troppo, una leggera arrossata sulle guance. Ma quando qualcuno prova a spingersi oltre, lei sa farsi rispettare. Prima in modo carino, poi, se serve, in modo freddo e netto. Sa tenere le distanze.
Eppure… a volte l’ho vista.
Soffermarsi su qualche uomo bello. Anche su ragazzi più giovani. Non solo sugli occhi. Lo sguardo le scende. Si ferma lì, tra le gambe. Studia. Valuta. Come se stesse pesando, confrontando, immaginando.
E io, da lontano, la guardo fare quella cosa e mi sento il cuore stringersi… e nello stesso tempo il cazzo indurirsi.
Perché mentre la gelosia mi brucia, la mente mi tradisce. Mi fa vedere scene che non dovrei voler vedere. Lei in ginocchio davanti a un altro. Lei che apre la bocca e prende un cazzo che non è il mio. Lei che alza gli occhi e guarda un altro uomo mentre se lo gode fino in fondo. Lei che si fa riempire la bocca, o il culo, o la figa, e che dopo si lecca le labbra con lo stesso sguardo affamato che riserva solo a me.
Mi fa male. Davvero male.
Ma mi fa anche venire una voglia sporca, perversa, di sapere.
Sono fermamente convinto che una persona che ama il sesso, se trova l’occasione giusta – una coincidenza tra un uomo bello fisicamente e dentro, con i modi giusti, le parole giuste, la simpatia e la brillantezza – può trovare la chiave per portarsela a letto. Una come mia moglie. Non è certo. Ma ne sono convinto. Anzi, probabilmente è una cosa normale. E forse, per noi uomini, ci vuole molto meno.
Io, comunque, risucchiato dalla curiosità – non dalla paura di essere cornuto – ho fatto una cosa che non avrei dovuto fare. Erano due giorni che non andava in palestra e rimaneva a casa. Non è una cosa leale. Lo so. È una cosa da persone piccole. Eppure l’ho fatto.
Ho montato una piccola telecamera. Mi sono detto: per qualche giorno, poi tolgo la curiosità e non lo farò mai più. Mentre lo facevo non mi sentivo pulito. Era come tradire la fiducia del proprio partner. Ma l’ho fatto lo stesso.
Il primo giorno niente di che: pulizie domestiche.
Il secondo giorno: palestra.
Il terzo giorno: la visita della sua più cara amica.
Il quarto giorno, quando pensavo di togliere e smontare tutto… la vedo andare al computer, sul tavolo a lato del soggiorno.
Anche se non riesco a vederla in maniera chiara e diretta, capisco che sta dedicando del tempo al pc. Stará chattando con qualcuno? Stará guardando qualcosa da comprare?
A un certo punto la vedo alzarsi, andare in camera da letto e tornare senza i pantaloni della tuta. La maglia le ricopre la parte bassa. Non capisco se abbia gli slip o no. In mano ha un arnese che riconosco subito: il vibratore che usiamo a volte per i nostri giochi.
Purtroppo la telecamera non riesce a riprenderla bene. La giornata è nuvolosa, poca luce. Mi pare di vedere… o meglio di intuire alcuni gesti. Deve aver aperto le gambe. E mentre continua a fissare lo schermo del pc, muove la mano verso di sé. Probabilmente si sta masturbando. Anzi, ne sono quasi sicuro.
Ho il cuore in gola. Vederla, anche se solo parzialmente, lei in casa a gambe aperte che si masturba come una ragazzina… o perché qualcuno le sta scrivendo delle porcate, o perché sta guardando qualche video.
Ad un certo punto mi ritrovo con il cazzo in tiro. Devo assolutamente capire cosa sta succedendo. Voglio scoprire qualcosa di lei che non mi racconta. Credo che ci sia un altro. Altrimenti, se ci fosse qualcosa che la eccita, me lo avrebbe sicuramente già detto o fatto sapere in qualche modo.
Mi scollego. Decido di anticipare di un paio d’ore il rientro a casa e di controllare la cronologia, sperando di trovare qualcosa. So già che sarà difficile, perché lei è premurosa. Ma tentare non nuoce.
Arrivo a casa. Lei non c’è. La chiamo.
«Ero andata a fare la spesa… non mi aspettavo che tornassi così presto.»
La voce è un po’ timorosa.
«Raggiungimi, sono qui vicino.»
«No, resto a casa. Mi faccio una doccia e ti aspetto. Sono stanco.»
Finita la chiamata mi dirigo dritto al pc. Forse, visto il tono della voce, si è dimenticata di cancellare la cronologia.
Ed è così.
Diciamo che forse è una cosa naturale, come per gli uomini guardare un film porno. Ma la cronologia non lasciava spazio a interpretazioni.
*Gangbang di una moglie infedele.*
*Il marito porta la moglie a una festa di gruppo.*
*Moglie usata dagli amici come una puttana.*
*La dolce moglie data in pasto a una gang di negri.*
*La moglie ama il bukkake.*
*La moglie si fa riempire da sconosciuti.*
Un titolo peggiore dell’altro.
Per curiosità ne apro qualcuno. L’idea che la eccita di più sembra quella di essere presa da più uomini sconosciuti. Di essere usata e riempita. E in quasi tutti i video il marito assiste a quello che fanno alla moglie.
Ho chiuso tutte le pagine. Spento il pc. Sono andato dritto in doccia.
La mia testa scoppiava da quell’informazione improvvisa. E il mio cazzo induriva. Ho dovuto farmi una sega per calmare quel momento di eccitazione perversa. Dovevo vuotarmi. E appena finito, il cazzo era ancora duro.
Una volta pulito e asciugato sono uscito dal bagno e l’ho trovata al pc.
«Stavo scaricando la posta elettronica… stavo aspettando un messaggio.»
So che stava cancellando tutto. Ora capivo perché non mi aveva mai detto nulla. Quello che desiderava era troppo. Troppo perverso da chiedere o da parlarne a un compagno di vita. Magari era solo una fantasia.
Ma visto il momento, decido di affrontare subito l’argomento. In maniera curiosa, delicata, senza assalire.
Mi rivolgo a lei, un po’ imbarazzato ma sorridente.
«Senti… oggi ho aperto anch’io il pc e, per curiosità, forse casualmente, mi sono imbattuto nella cronologia.»
La vedo cambiare di colore. Si imbarazza come non l’avevo mai vista. Mi guarda negli occhi e cerca una scusa non troppo convincente, basata sulla curiosità, su un sito che si era introdotto durante la navigazione.
Io le prendo la testa tra le mani, le do un bacio profondo e le chiedo piano:
«Ti eccitano i video che hai visto oggi?»
Lei mi fissa. Pensa per qualche istante. Poi, dopo aver deglutito, risponde:
«Sì… mi eccitano da morire.»
Si corregge subito:
«È solo una fantasia. Non riuscirei mai a farlo davanti a te… ne sono sicura.»
Ci penso un attimo. La guardo negli occhi. La fisso.
«Ne sei sicura?»
«L’idea… mi piacerebbe, sì.»
Stavolta sono io a deglutire.
La riguardo e le dico:
«Non mi devi nascondere quello che ti eccita. Tu fai parte di me.»
Ragiono un attimo, poi aggiungo:
«Stasera andiamo in un locale e ti togli subito la curiosità. Oppure andiamo su un sito di incontri e scegli qualcosa che ti eccita veramente. Però mi devi rendere partecipe dei tuoi pensieri e di quello che vuoi provare. Senza barriere. Senza filtri. Altrimenti siamo di nuovo daccapo.»
Lei ci pensa. La sento riflettere. Mi guarda intensamente.
«Ne sei sicuro? Davvero? Saresti in grado di vedere la tua mogliettina scopata da un altro… in tua presenza? O addirittura da più di uno?»
Rispondo senza esitazione:
«Voglio avere una donna felice e soddisfatta di fianco a me. Sono pronto a tutto. L’importante è sapere del tuo amore verso di me… e che questo, per te, rimane esclusivamente sesso.»
Andiamo su un famoso sito di annunci. Dopo vario girovagare cerchiamo nella regione vicina, l’Emilia-Romagna, se ci sono gruppi organizzati che ospitano coppie per mettere la moglie al centro dei loro giochi.
Lei non dice nulla. Guarda ipnotizzata le foto: la donna messa al centro, scopata a turno, in contemporanea da più uomini. Immagini esplicite di schizzi sul corpo.
Ad un certo punto si alza. Mi guarda e dice:
«Se vuoi… lo faccio. Anzi, non mi faccio pregare per farlo. Voglio provarci, se sei d’accordo. Vorrei che tu fossi con me là… e condividessi la cosa, non che la subissi. Ma lo farò una sola volta. Come un gioco. Come una sfida. Devi scegliere tu dove, quando e con chi. Non so se riuscirò a farlo una volta che organizzi… ma se proprio lo vuoi sapere… è una cosa, oltre al fatto che ti amo… è una cosa che ho sempre fantasticato. Poi non so se, arrivato al momento opportuno, sarei in grado di farlo.»
Detto questo, va in bagno anche lei a farsi una doccia.
La sera dopo quello scambio di opinioni, nel tardo pomeriggio, abbiamo fatto l’amore.
Era molto intenso. Probabilmente nella testa di entrambi c’erano già scene di fantasia di quello di cui avevamo parlato. Lei è venuta più volte. Durante una di queste ha gemuto:
«Sono la tua troia…»
La seconda volta, quasi senza fiato, ha detto:
«Vuoi vedermi fottere come una puttana…?»
Il tono lasciava intendere che con la testa era già altrove.
L’indomani, in un momento di tranquillità durante la pausa pranzo, mi chiudo in ufficio. Entro nel sito di annunci69 che conoscevo e che avevo consultato insieme a lei. Vado subito nella sezione Emilia e cerco i gruppi che avevamo visto insieme. Riguardo alcune foto di donne, presumibilmente mogli o compagne, che venivano scopate davanti al marito. Scene forti. Molto.
Il mio cazzo era duro. Non sapevo se avrei retto a vedere Monica in quella situazione. Non riuscivo a immaginarmela aprire la bocca e ingoiare il cazzo di uno sconosciuto. Porca sì… anzi, molto porca. Ma un conto è farsi scopare da me in tutti i modi, un conto è succhiare il cazzo a uno sconosciuto o, ancor peggio, aprire le cosce e offrire la figa per farsi infilare.
Ci pensavo. Non riuscivo a immaginarmela… ma il mio cazzo forse lo voleva. Stavo per venire senza toccarlo.
Spinto da quelle immagini, ho scritto a Riccardo, referente del gruppo. Un gruppo composto da vari elementi di diversa età, la maggior parte sembravano ben forniti, corpi atletici o almeno la maggior parte. Ho fatto una breve presentazione e chiesto la loro disponibilità.
Dopo circa un paio d’ore, mentre stavo lavorando e sbirciavo di tanto in tanto, arriva la risposta. È simpatico, ci sa fare, mi mette a mio agio con parole che sembrano quelle di un amico e compagno di giochi. Scambiamo messaggi su varie curiosità: quanti dovranno essere il giorno prestabilito, preferenze sessuali della moglie, i limiti della coppia, se lo avevamo già fatto, se lo volevamo fare con un’altra coppia e così via.
Pur non sapendo esattamente cosa rispondere, o cercando di immaginare cosa lei avrebbe voluto, alla fine ci siamo accordati per un numero di cinque-sei persone e magari anche la presenza di un nero, visto che nella cronologia un paio di video andavano in quella direzione. Alla domanda se amasse l’anale ho dovuto rispondere che non era il canale preferito. Mi sembrava assurdo parlare di mia moglie come se fosse un animale da sbattere… e nello stesso tempo quella chat mi aveva eccitato moltissimo.
La sera, tornato a casa, come se nulla fosse. Mentre eravamo a tavola a mangiare, a ridere e a scherzare, la guardo un attimo in faccia e, tra lo scherzo e il serio, le dico:
«Fra tre giorni andiamo a Bologna per un weekend. Portati un completo intimo carino… non si sa mai.»
Di colpo si blocca. Mi fissa. Cerca di capire se sto scherzando. Poi inizia a realizzare. Forse nella sua mente sta già vedendo quello che dovrà fare.
Mi metto a ridere e aggiungo:
«Se avrai qualche pelo di troppo sulle gambe o sulla figa andrà bene lo stesso. Non baderanno troppo alla forma.»
L’energia in casa ora era frizzante. Di tanto in tanto provava a estrapolarmi qualche informazione, che chiaramente negavo. Nell’aria c’era qualcosa di elettrico.
Arriva sabato mattina. Dopo le cose di rito partiamo e arriviamo a Bologna all’hotel con un certo anticipo. Un bel hotel con piscina interna, sauna, palestra, ogni comfort. Un cinque stelle per un’esperienza di divertimento e relax.
Dopo aver mangiato qualcosa, nel tardo pomeriggio lei si prepara. Ci aspettano per le 21:30 in una casa in centro a Bologna.
Era fantastica. Perfetta. Profumata. Capelli morbidi, biondo-castani, lunghi fino dopo le spalle. Un vestitino che esaltava le sue forme perfette, che faceva risaltare il seno abbondante e una gonna in tessuto morbido e avvolgente che sottolineava il suo culo di marmo e la tonicità dei suoi trentotto anni sportivi. Occhi dolci e nello stesso tempo birichini. Il rossetto non troppo esagerato, ma neanche da santarellina. Sicuramente in giro per strada ogni uomo si sarebbe girato a guardarla. L’abbigliamento fresco e leggero sembrava solo aspettare di essere tolto… o strappato. Le mutandine: un perizoma ad hoc per l’evento, con un’apertura all’altezza della figa, pronta a ricevere senza bisogno di toglierle. Un mio vecchio regalo. Non immaginavo sarebbero servite proprio per quella sera.
Lei era molto tesa. Quasi non parlava, guardava fuori dal finestrino in modo interrogativo e misterioso, nascondendo forse una grande eccitazione per il momento.
Durante il tragitto mi dice:
«Ne sei sicuro? Vuoi ripensarci? Mi devi dire “basta” se esagerano o se succede qualcosa che ti ferisce… Non so se riesco a superare l’imbarazzo del momento… Ma cosa sto facendo…»
Le chiedo:
«Sei eccitata?»
Risponde piano, quasi un sussurro:
«Sì…»
«Allora andiamo.»
Arriviamo. La casa è una mansarda di un vecchio stabile signorile. Riccardo ci apre e ci accoglie con un sorriso. Si rivela più simpatico del previsto e, con estrema galanteria, ricopre Monica di complimenti carini, poi presenta i presenti. Tutti ben vestiti, in uno stile sportivo-elegante.
I primi due, tra i trenta e i quarant’anni, begli uomini: Massimo e Antonio (mi pare meridionale, molto fisicato). Poi un uomo più adulto, tra i cinquantacinque e i sessanta, Federico, molto amico del padrone di casa. E due ragazzi molto, ma molto giovani: Luca e Alessio, diciotto e ventidue anni al massimo. Aveva fatto quello che gli avevo chiesto. Monica ha sempre guardato i giovani… forse loro lo erano anche troppo, ma Luca era di una bellezza giovanile disarmante.
Riccardo chiede a Monica, con un sorriso:
«Se la sente di svezzarli un po’?»
Domande varie, risposte un po’ imbarazzate e stupide. I calici di vino bianco intanto cominciano ad abbondare. Vedo Monica, forse per quello che la aspettava, svuotare i bicchieri con facilità.
Poi, a un certo punto, dietro la porta sbuca una montagna nera. Forse aveva qualche chilo in più del dovuto, ma nell’insieme era una figura possente, massiccia, alta, che dava sicurezza. Un ragazzone nero dal viso allegro. Si presenta con un sorriso:
«Mustapha.»
L’aria diventa elettrizzante.
Riccardo, mentre beviamo e scherziamo tutti insieme, ci mostra la casa: arredata sapientemente, un misto tra eleganza e collezione vintage, luci soffuse. Un open space con un super divano ad elle e, in fondo, un letto rotondo illuminato al centro da una luce rossa delicata.
Monica rideva. Doveva aver già bevuto tre o quattro bicchieri. Ora era seduta su un pouf. Mentre Riccardo le chiedeva se le piaceva la casa, Massimo le stava dietro e le massaggiava sapientemente il collo per farla rilassare. Antonio era a fianco, forse aspettando il momento giusto per gettarsi su quel corpo sexy che era al centro degli occhi di tutti gli uomini presenti.
Monica mi lancia uno sguardo veloce di intesa e mi sorride a distanza. Sembra aver superato il primo momento di impatto. Ora sente l’ormone maschile girarle addosso… e forse anche lei aspetta le loro mani su di sé per sentire, per provare quello che aveva fantasticato guardando i video sul pc.
Le battute si fanno più frettolose, a volte un po’ isteriche. Poi Riccardo mi guarda e mi dice:
«Che ne dici se ci prendiamo cura di tua moglie? Visto che è la sua prima volta… pensi che riuscirai a resistere a vederla in una nuova veste?»
Rispondo con un mezzo sorriso:
«Penso di sì… ahahaha. Sono curioso di vedere chi riuscirà a toglierle il rossetto dalla bocca.»
Antonio non aspettava altro. Raccoglie l’invito e si sbottona i pantaloni, sporgendo il suo cazzo già semi-duro all’altezza del viso di Monica. Lei mi guarda per un attimo, poi, mantenendo lo sguardo su di me, inizia un lento pompino sulla punta, affondando di tanto in tanto sull’asta.
Massimo le toglie il bicchiere di mano e comincia anche lui a spogliarsi, insieme agli altri. Riccardo e Massimo ora sono davanti a lei, pure loro con i cazzi a portata di bocca. E allora inizia un bocchino a tre. Alterna le mani e la bocca su tutti.
Per la prima volta sto realizzando che Monica è seduta su un pouf e sta succhiando come una troia tre uccelli di varie età. Chi la prende per la testa, chi le tira i capelli, chi si fa segare. Sembra un’attrice porno e pare a suo agio.
Io mi avvicino. Voglio proprio vedere come succhia. Riccardo, che in quel momento aveva il cazzo nella sua bocca, mi dice:
«Sei proprio un uomo fortunato… succhia il cazzo divinamente. E mi pare veramente a suo agio, vero Monica?»
Intanto la prende dalla nuca per accentuare la succhiata a fondo.
Il rito del cazzo in bocca a tre dura qualche minuto. Poi la fanno alzare e sedere sul grosso divano. Lei continua a succhiare, ma nel frattempo iniziano a spogliarla. Riccardo si mette in ginocchio, le sfila le mutandine, le allarga le gambe e invita il suo amico Federico, il più anziano, ad assaggiare per primo la figa, offrendo quel fiorellino già slabbrato dagli umori. Si vedeva quanto fosse eccitata.
«Monica, possiamo leccarti la figa a turno?»
Quasi tutti erano ormai in mutande o nudi. Chi si masturbava a vista della scena, chi toccava il seno ancora trattenuto a forza dal reggiseno, chi sfiorava il corpo. Ma nella bocca di Monica si alternavano sempre due cazzi che teneva con le mani.
Il primo a venire è Massimo. Un ruggito. Il suo cazzo avvolto dalle labbra e Monica che riceve il liquido caldo. Non sputa. Ingoia. Poi una veloce pulita alla cappella. Sa di essere vista da me… ma continua. Anzi, arriva Alessio, un giovane che non crede ai suoi occhi di poter mettere il suo cazzo. È la sua prima gang insieme all’amico Luca. Si vede quanto sia eccitato: bastano due scappellate e due colpi di lingua e gli parte uno schizzo che le arriva sul collo.
Riccardo commenta:
«Brava Monica… hai visto come li fai venire i giovanotti? Sei proprio brava.»
Intanto nella figa affondavano due dita e, insieme al movimento della lingua, facevano trasalire mia moglie.
Dopo essersi alternati più persone, Riccardo mi guarda:
«Che dici? Secondo te ora la moglie è pronta per la monta? Posso farla scopare a turno dai ragazzi? Mi dai il permesso? Mi pare che lei sia d’accordo.»
Monica mi guarda con un viso delizioso e, con un ghigno di assenso, dice distintamente:
«Sì.»
«Sei sicura?» le chiedo.
Non risponde. Mi guarda, mi sorride, si abbassa e allarga le gambe come per far capire che è pronta.
Riccardo prende da un tavolino una benda e le copre gli occhi. Poi fa un cenno ai presenti, come per dire: è pronta… scopatela. Rivolgendosi a lei:
«Entreranno nella tua figa a turno e ti useranno come mi ha detto tuo marito nella chat. Useranno il tuo corpo a piacimento. Tu allarga le gambe e falli venire. Tu sarai la nostra puttana.»
Ora bendata, offriva la figa aperta. A turno la scopavano a ritmi diversi. Chi veniva dentro di lei nel preservativo, chi lo toglieva all’ultimo e le schizzava addosso. Mentre si alternavano, aveva anche ai lati due che si alternavano nella sua bocca.
Mentre la scopavano, Riccardo le diceva cose sporche. E quando si è soffermato sul fatto che io mi stavo segando a vederla in quel modo, lei a un certo punto ha cominciato a godere e ha avuto il suo primo grande orgasmo. Il suo corpo si è lasciato completamente andare.
Era arrivato il turno di Mustapha. Si era alzato e, dopo aver fatto assaggiare il suo cazzo alla bocca di Monica – che faticava a far entrare anche solo la cappella – si era posizionato davanti alla figa. Gli avevano fatto spazio. Aveva un cazzo monumentale: mostruosamente largo, spesso, grosso, lungo. Un terzo braccio.
Monica sente la cappella varcare la soglia della figa. Si lamenta. Si contorce. Tutti incitano Mustapha tra risate e sorsi di vino. La figa di Monica si dilata piano piano. Fa uno sforzo tremendo per farlo entrare… ma piano piano entra sempre di più. Continuano i colpi. Tolgono il fiato. Ora è tutto dentro. E lui inizia un ritmo lento, poi deciso. Aumenta, aumenta… e lei incomincia a gridare.
Un grande orgasmo mentre lui continua. Un orgasmo lunghissimo, seguito subito da un altro. Una scena troppo eccitante: vedere quel mostro di cazzo che sfondava mia moglie. Forse sono venuto nei pantaloni da solo. A Monica tremavano le gambe. Orgasmi continui. Non sapeva più dove fosse. Continuava a godere da diversi secondi senza riuscire a trattenersi.
Ora il nero, sfinito anche lui, sfila il cazzo, si toglie il preservativo, prende Monica per i capelli con forza e, facendole cadere la benda involontariamente, le fa succhiare il cazzo che lei vede mostruosamente grande. Lo lecca. Mette in bocca quello che può. Lo spompina finché non esplode come una fontana. Un liquido biancastro, più bianco di quello degli altri. Uno sperma che va dappertutto: in bocca, in faccia, sulle tette. Il suo viso era ricoperto. Ora si poteva davvero considerare una vera troia che aveva soddisfatto tutti, chi in un modo e chi in un altro. Una vista mai vista nemmeno nei migliori film porno.
Riccardo le porge dei fazzoletti e le dice piano:
«Puoi andare a rinfrescarti… c’è un accappatoio tutto per te.»
E Monica, ancora tremante, con lo sguardo perso e il corpo coperto di segni e di liquidi, si alza lentamente e scompare in bagno.
Io restavo lì, in mezzo a quelle persone, ancora incredulo di quello che avevo appena visto. Il Prosecco Dry Doc Valdobbiadene circolava a iosa tra i presenti. Tra una battuta e l’altra, tra una risata e un brindisi, ripercorrevo mentalmente ogni momento della serata. Ogni pompino, ogni gemito, ogni schizzo, ogni orgasmo di Monica.
Dentro di me c’era un misto strano. Eccitazione ancora presente, sì… ma anche una paura sottile, sorda. La paura di non conoscere davvero a fondo la donna con cui condividevo la vita. Quella creatura solare, dolce, armoniosa… era la stessa che pochi minuti prima aveva succhiato, ingoiato, aperto le gambe e goduto come una puttana professionista davanti a sei sconosciuti. Mi chiedevo se dietro a quel sorriso di tutti i giorni ci fosse sempre stato questo lato così vorace, così disposto a farsi usare. E se io, in tutti questi anni, avessi visto solo una parte di lei.
Poi arriva.
Avvolta in un accappatoio rosa sexy, leggero, che le cadeva sulle curve lasciando indovinare tutto. Capelli ancora umidi, viso pulito ma con gli occhi ancora un po’ lucidi. Cammina verso di noi con passo lento.
Riccardo le va incontro subito, sorridente:
«Monica… Monica… che performance. Davvero. Sei stata incredibile. Hai fatto venire quasi tutti come se fossi nata per questo.»
Lei sorride un po’ imbarazzata, stringendosi l’accappatoio sul petto.
«Grazie… non so neanche cosa dire. È stato… intenso.»
Riccardo alza il calice verso di lei:
«Allora dimmi… adesso che ti sei sciolta… hai qualche fantasia particolare che vorresti soddisfare stasera? Qualcosa che hai sempre avuto in testa ma che non hai mai osato chiedere?»
Monica scuote leggermente la testa, forse stanca, forse convinta che la serata fosse finita:
«No… niente di particolare. Credo di aver già… esaurito un po’ tutto.»
Riccardo ride piano, scuotendo la testa:
«Ti presenti davanti a un gruppo di uomini così e mi dici che non vuoi provarne una doppia?»
Monica lo guarda confusa:
«Una doppia? Cosa intendi?»
«Si chiama anche sandwich, tesoro. Due uomini dentro di te nello stesso momento. Uno davanti e uno dietro. Non mi dire che non l’hai mai neanche fantasticato… è un’esperienza unica.»
Lei esita, scuote di nuovo la testa:
«Sì, forse… ma io non amo il rapporto anale. Non so se mio marito te l’ha detto.»
Riccardo fa un passo avanti, voce calda, persuasiva:
«È una sensazione incredibile, Monica. Ti riempie in un modo che non puoi immaginare. I due corpi che si muovono insieme… e tu in mezzo, presa da tutte e due le parti. Non è dolore… è piacere puro, se lo fai piano all’inizio.»
Nel frattempo gli altri si sono già avvicinati. Alessio, Antonio e Massimo sono intorno a lei come api sul miele. Le loro mani la cercano di nuovo. Qualcuno le solleva piano l’accappatoio da dietro e le accarezza il culo. Qualcun altro le passa le dita tra le cosce e le sfiora già la figa ancora umida. Un altro ancora le slaccia l’accappatoio davanti, le scosta il tessuto e le tocca il seno, sfiorandole i capezzoli già duri.
Monica trema leggermente. Sente di nuovo i loro cazzi che si stanno ricaricando, che premono contro di lei, che vogliono sfogarsi ancora una volta sul suo corpo.
«Dai, Monica…» mormora Antonio vicino al suo orecchio. «Ti portiamo sul letto… ti facciamo stare comoda…»
La prendono con delicatezza ma con decisione e la conducono verso il letto rotondo con le luci soffuse rosse. La mettono al centro. L’accappatoio rosa scivola via del tutto. Il suo corpo sinuoso, perfetto nelle sue forme di donna matura al punto giusto, risalta sotto la luce calda. Seno pieno, vita stretta, culo tondo e sodo, gambe toniche ancora un po’ tremante.
Riccardo le accarezza una coscia e le dice piano, quasi divertito:
«Allora, Monica… ci fai fare questa piccola prova? Solo per vedere se ti piace… se dici basta, ci fermiamo subito. Promesso.»
Lei mi cerca con lo sguardo. Io sono ancora lì, in piedi, con il cuore che batte forte e la testa piena di domande. Lei mi sorride, un sorriso stanco ma acceso, e risponde a voce bassa, ma abbastanza forte perché tutti la sentano:
«…Va bene. Ma piano… e se non mi piace, mi fermo.»
Riccardo si gira verso di me, lo sguardo acuto, quasi divertito dalla mia espressione:
«Allora… sei pronto a vederla in questa nuova prova?»
Dentro di me si scontrano due forze. Una parte di me vuole dire di no, vuole alzarsi e portare via Monica da lì, proteggerla da quello che sta per succedere. L’altra parte, più oscura e più forte, è curiosa fino al dolore. Voglio vedere fino a che punto può arrivare. Voglio sapere se quella donna che amo da anni è capace di questo.
Rispondo con voce rauca:
«Non so se sono pronto… ma visto come si sta evolvendo la serata, può succedere di tutto.»
Antonio, che da minuti non distoglie gli occhi dal corpo di Monica, si stende sul letto. Nel suo sguardo c’è solo fame. Non pensa a lei come a una moglie, a una donna con una storia. La vede come un corpo da usare, e questo lo eccita ancora di più.
«Vieni qui, Monica… succhiamelo un po’, poi sali sopra.»
Monica esita un attimo. È stanca, il corpo ancora sensibile dopo tutto quello che ha già preso. Ma c’è anche una curiosità che le brucia sotto la pelle. Si china, prende il cazzo di Antonio in bocca e lo succhia lentamente, quasi per prendere tempo. Poi si mette a cavalcioni. Quando lo fa entrare dentro di sé, chiude gli occhi. Sente di nuovo il piacere salire, ma anche la consapevolezza di essere guardata da tutti, soprattutto da me.
Antonio geme:
«Porca puttana… che figa stretta. Muoviti, troia… fammi sentire quanto ti piace.»
Lei inizia a muoversi. All’inizio è controllata, quasi studiata. Poi il ritmo cambia. Diventa più egoista. Cerca il proprio piacere. Le tette sobbalzano, i capelli le cascano sul viso. Antonio le afferra i seni, li bacia, le lecca i capezzoli con voracità. Poi le solleva il sedere, stringendo le chiappe sode e aprendole di proposito. Vuole mostrare a tutti il suo buco del culo. Vuole che gli altri vedano cosa stanno per prendere.
Riccardo osserva tutto con calma. È il regista. Sa esattamente cosa sta facendo. Prende il flaconcino di vaselina e lo passa a Massimo.
«Preparala bene… piano.»
Massimo si mette dietro di lei. C’è un misto di rispetto e di eccitazione grezza nei suoi gesti. Le bacia e le lecca il culo con cura, poi inizia a lavorare lo sfintere con un dito lubrificato. Sente la resistenza iniziale, poi il rilassamento lento. Sta preparando una donna sposata, davanti al marito. Questo pensiero lo fa indurire ancora di più.
«Cazzo… si apre bene. È pronta.»
Riccardo indossa il preservativo. Si posiziona. Nel suo sguardo c’è concentrazione e un piacere quasi clinico. Vuole farle provare qualcosa di nuovo, ma non vuole farle male. Preme. Solo la cappella. Monica emette un lamento basso, misto di tensione e di paura.
«Ahhhh… piano…»
«Sì, piano… respira,» le sussurra lui.
Centimetro dopo centimetro. Monica ha gli occhi chiusi, le mani strette sulle spalle di Antonio. Dentro di lei si scontrano due sensazioni: il piacere del cazzo nella figa e la pressione invasiva nel culo. Quando Riccardo è finalmente tutto dentro, lei emette un gemito lungo, quasi un singhiozzo.
Ora ha due cazzi che la riempiono. Antonio e Riccardo iniziano a muoversi a ritmo alternato. Uno entra mentre l’altro esce. Monica è sospesa tra i due corpi. Le tette sobbalzano, il viso angelico è contratto in un’espressione di piacere e di smarrimento.
Io resto in piedi a pochi metri. Quella vista mi annienta.
La donna che amo, quella con il sorriso solare, quella che mi prepara il caffè la mattina, quella che mi dice “ti amo” prima di dormire… è lì, con due cazzi sconosciuti che la scavano contemporaneamente. Il contrasto è violento. Da una parte l’amore, la tenerezza, la vita costruita insieme. Dall’altra questa scena grezza, animale, in cui lei è ridotta a un corpo da riempire. Eppure il mio cazzo è duro come non mai. Mi ritrovo a masturbarmi senza neanche accorgermene, gli occhi fissi su di lei, il cuore che batte come se stesse per esplodere.
«Guarda tuo marito, Monica…» dice Antonio tra una spinta e l’altra, con un sorriso crudele. «Si sta segando a vederti così piena.»
Lei apre gli occhi e mi cerca. Nel suo sguardo c’è confusione, eccitazione, un filo di vergogna… e qualcosa di più scuro. Continuano.
Quando Antonio viene, viene sostituito. Massimo entra nella figa. Poi Federico. Poi Alessio. Ognuno lascia il proprio carico sul suo culo o sulla schiena, con commenti bassi, da maschi in calore:
«Cazzo, che culo…»
«Ingoia anche questo, troia…»
«Guardala come si prende tutto…»
Alla fine arriva Mustapha.
Il suo cazzo è ancora imponente, quasi intimidatorio anche dopo tutto quello che ha già fatto. Si mette dietro di lei, le allarga le chiappe con le mani enormi e prova a entrare.
La cappella, larga e scura, preme contro lo sfintere già lavorato. Monica emette un lamento basso, quasi un gemito di resistenza.
«Piano… è troppo…»
Mustapha non si ferma. Spinge con lentezza e determinazione. La cappella riesce a superare l’anello. Poi un altro centimetro. Poi ancora.
Monica ha il viso premuto contro il materasso, le mani strette a pugno. Il respiro le si spezza.
«Ahhh… cazzo… è grosso… aspetta…»
Lui continua. Con piccole spinte circolari e una pressione costante, forza l’ingresso. Piano piano il corpo di Monica cede. Si vede il suo buco dilatarsi in modo quasi impossibile intorno a quella mole.
Due, tre, quattro centimetri. Poi di più.
Mustapha stringe i denti, le mani le affondano nei fianchi.
«Respira… stai aprendo… brava…»
Monica emette un gemito lungo, acuto, misto di dolore e di una strana, forzata accettazione. Il suo corpo trema. Le cosce si aprono quasi involontariamente.
Mustapha avanza ancora. Ora è entrato per più della metà. Il cazzo mostruoso sparisce centimetro dopo centimetro dentro di lei, stirandola in un modo che sembra al limite del possibile.
Quando è quasi tutto dentro – solo gli ultimi centimetri ancora fuori – Monica getta la testa indietro e grida.
«Basta… non ce la faccio… è troppo…»
Ma Mustapha, invece di uscire, resta fermo un istante, sentendo le pareti strette e calde che lo avvolgono. Poi, con un ultimo, lento affondo, riesce a far sparire anche gli ultimi centimetri. Le sue palle toccano finalmente il sedere di Monica.
È completamente dentro.
Per un secondo nessuno parla. Solo il respiro pesante di lei e il gemito basso di lui.
Mustapha inizia a muoversi. Piccole spinte, profonde, quasi immobili all’inizio. Poi un ritmo più deciso. Ogni colpo fa sobbalzare tutto il corpo di Monica. Le tette oscillano, i capelli le cascano sul viso, e dal suo culo dilatato si sente il suono umido e grezzo della penetrazione.
Monica non grida più. Gemisce. Un gemito continuo, basso, quasi incredulo. Le gambe le tremano.
«Cazzo… lo sento tutto… è enormeeee…»
Mustapha accelera. Non è un ritmo violento, ma potente, pesante, come se stesse scavando dentro di lei. Ogni spinta la riempie fino in fondo.
Dopo qualche minuto, quando sente che sta per venire, esce lentamente – quasi interamente – e poi rientra con un ultimo, lungo affondo. Monica emette un grido acuto.
Mustapha si ritira di colpo, si toglie il preservativo e, con un ruggito basso, esplode sul suo culo già lucido e rosso. Schizzi densi e abbondanti le coprono le chiappe, scendono tra le cosce, le macchiano la schiena.
Monica resta a quattro zampe, il buco ancora leggermente aperto, tremante, il respiro spezzato.
Ha preso quasi tutto.
Quasi fino in fondo.
Riccardo le accarezza piano i capelli, con un sorriso quasi affettuoso:
«Brava, Monica. Sei stata una vera regina stasera.»
Io resto in piedi, il cazzo ancora in mano, il cuore che batte come un martello. Guardando la donna che amo ridotta in quello stato, non so più se sono in paradiso o in un incubo meraviglioso. So solo che niente, da quella notte, sarà più come prima.
Monica si spinge verso il fondo del letto.
Il corpo ancora lucido di sudore e di liquidi altrui, i capelli spettinati, gli occhi un po’ stanchi ma accesi di una luce nuova. Mi guarda. Non è lo sguardo di prima, quello un po’ perso e sottomesso. È uno sguardo consapevole, quasi dolce, e mi fa un cenno con la testa.
«Vieni qui…»
Mi avvicino come attratto da un magnete. Lei si mette seduta, mi prende il cazzo ancora duro tra le mani e lo guarda con una tenerezza che mi spiazza. Poi lo prende in bocca. Non è più il pompino da troia di poco prima. È lento, intenso, fatto di sguardi lunghi e di mani che mi accarezzano mentre mi succhia. Ogni tanto alza gli occhi e mi fissa. In quel momento non ci sono gli altri, non c’è la stanza, non c’è stata la serata. C’è solo lei che vuole darmi piacere, e io che mi sciolgo in estasi.
Sono in un limbo.
Parte di me è ancora sconvolta da quello che ha appena fatto. Parte di me la adora più di prima. Il contrasto mi fa male e mi eccita allo stesso tempo.
Poi lei, senza interrompere i movimenti della bocca e della mano, guarda oltre la mia spalla.
In fondo al letto c’è Luca.
Il ragazzo dai lineamenti fini, quasi femminili per la sua incredibile bellezza, il corpo snello e muscoloso, i capelli lunghi fino alle spalle. Sembra un giovane dio greco . Tiene il cazzo in mano, il preservativo già calzato, e la guarda con un misto di timidezza e di desiderio bruciante.
Monica non dice una parola.
Con la mano libera gli fa un gesto lento, invitante. Poi, sempre tenendo il mio cazzo in bocca, allarga le labbra della figa con le dita e lo invita a entrare.
Luca esita un secondo.
Ha diciotto anni. Ha appena visto una donna sposata farsi usare da sei uomini. Ora quella stessa donna lo chiama a sé mentre succhia il marito. Dentro di lui c’è un turbine di emozioni: eccitazione, rispetto, paura di non essere all’altezza, e una voglia primordiale di affondare in quel corpo.
Sale sul letto.
Si posiziona tra le sue gambe e, con un movimento quasi riverente, entra in lei.
Monica emette un sospiro lungo, caldo. Continua a lavorare sul mio cazzo mentre sente il ragazzo spingere dentro di sé.
Luca inizia a muoversi.
All’inizio è cauto, poi la passione prende il sopravvento. I suoi fianchi battono contro di lei con ritmo crescente. Monica, a un certo punto, si stacca dalla mia bocca, si gira verso di lui e lo bacia.
Un bacio appassionato, profondo, con la lingua.
Davanti a me.
Poi si stacca e mi bacia allo stesso modo, con la stessa intensità.
Poi torna a baciare lui.
Quel triangolo di bocche e sguardi mi fa sentire strano e potentissimo allo stesso tempo.
Sono geloso. Sono eccitato. Sono orgoglioso. Sono distrutto.
Monica fa uscire Luca da sé.
Con un gesto deciso gli sfila il preservativo e lo butta a terra. Poi mi fissa dritto negli occhi e, a voce chiara, abbastanza forte perché il ragazzo senta ogni sillaba, dice:
«Scopami, Luca… fino in fondo.
Scopami.
Scopami duro e vieni dentro di me.
Riempimi.
Voglio sentire tutto il tuo calore dentro di me.
Non fermarti.»
Luca resta immobile un attimo.
Quei pensieri gli attraversano la mente a velocità folle: “Sto per venire dentro la moglie di un altro… davanti a lui… mi ha chiesto lei di farlo…”.
Poi la foga vince.
Riprende a baciarla e a spingere forte, senza più freni. Monica gira la testa verso di me mentre viene scopata e mi guarda. La sua mano stringe il mio cazzo con forza, quasi convulsamente.
Il grido di orgasmo di Monica arriva improvviso, acuto, lungo.
Quasi nello stesso istante Luca geme contro il suo collo e esplode dentro di lei. Si sente il corpo del ragazzo contrarsi, le spinte diventare irregolari, il respiro spezzato. Monica stringe ancora di più la mia mano intorno al cazzo, come se volesse condividere anche con me quella scarica.
Restano così per qualche secondo, agganciati, sudati, respirando uno contro l’altro.
Poi Monica sorride al ragazzo. Un sorriso dolce, quasi materno, e gli fa un piccolo cenno di congedo. Luca si ritira lentamente, ancora incredulo di quello che ha appena fatto, e scende dal letto.
Lei si rivolge a me.
Gli occhi lucidi, le labbra gonfie, la voce un po’ roca:
«Ora ti voglio dentro.
Voglio farti sentire come mi ha riempita.
E godi pure tu dentro di me…
Il suo liquido si mescolerà al tuo.»
Mi infilo.
Subito sento il calore umido e scivoloso del seme di Luca che esce intorno al mio cazzo. All’inizio c’è un attimo di fastidio, quasi di rifiuto. Poi guardo il suo viso.
Monica mi sta guardando con un’espressione di puro godimento, di complicità, di amore sporco. Quello sguardo mi travolge.
In pochi secondi vengo. Un orgasmo violento, quasi doloroso, che mi fa chiudere gli occhi e spingere fino in fondo, mescolando il mio liquido a quello del ragazzo dentro di lei.
Restiamo aggrappati uno all’altro, respirando forte.
Per un lungo momento nessuno parla.
Poi, piano piano, la stanza torna a esistere.
Arrivano i saluti.
Riccardo ci stringe la mano con un sorriso largo, ancora un po’ ubriaco.
«Siete stati fantastici. Davvero. Monica… sei una regina.»
Massimo, Antonio, Federico, Mustapha, Alessio e Luca fanno i convenevoli un po’ imbarazzati, un po’ ancora eccitati. Qualcuno ride. Qualcuno ci offre un ultimo bicchiere di Prosecco. Si scambiano battute leggere, quasi a voler alleggerire quello che è successo.
Monica va a farsi una seconda doccia.
Quando esce, è di nuovo la donna di sempre: i capelli umidi, il viso pulito, un leggero sorriso stanco ma sereno. Indossa i suoi vestiti. Sembra quasi incredibile che poche ore prima fosse quella stessa persona.
Poco dopo siamo in macchina.
Bologna dietro di noi, le luci della città che si allontanano.
Lei ha la testa appoggiata al finestrino, gli occhi chiusi.
Io guido in silenzio, una mano sul volante e l’altra che ogni tanto le accarezza la coscia.
Nessuno dei due parla.
Ma entrambi sappiamo che, da quella notte, qualcosa tra noi è cambiato per sempre.
Siamo in macchina da pochi minuti.
Le luci di Bologna si allontanano dietro di noi, la strada è quasi deserta. Il silenzio pesa, ma non è un silenzio scomodo. È carico di tutto quello che è successo.
Monica è la prima a parlare.
Ha la voce bassa, un po’ roca, ma chiara. Tiene lo sguardo fisso davanti a sé, le mani intrecciate in grembo.
«Quello che è successo stasera… è stato potentissimo.
Forse non mi aspettavo di poter fare tutto questo. E soprattutto… davanti a te.
È stato come cavalcare un sogno. Come toccare con mano una fantasia che ogni tanto affiorava nella mia mente, ma che non credevo avrei mai vissuto davvero.
Non ho bisogno di questo, sai?
Non è qualcosa che mi manca o che voglio ripetere. È stata un’esperienza fantastica, intensissima… ma finisce lì.
Per me è finita stasera.
Spero solo che questo possa unirci ancora di più nella complicità che abbiamo sempre avuto.
So che impiegherai un po’ di tempo a rivedermi con certi occhi. So che alcune immagini resteranno impresse.
Ma spero… con tutto il cuore… che possa tornare tutto come prima. Anzi, più forte di prima.»
Finisce di parlare e resta in silenzio.
Io continuo a guidare, una mano sul volante, l’altra che dopo qualche secondo cerca la sua. Lei la stringe subito, forte.
Poi lei si gira verso di me.
Per la prima volta da quando siamo usciti da quella casa, sorride. Un sorriso piccolo, stanco, ma autentico.
Appoggia la testa sulla mia spalla mentre continuo a guidare nella notte.
La strada davanti a noi è lunga.
Ma la stiamo percorrendo insieme.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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